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6 IN OGNUNO DI NOI

pubblicato da il sabato, 16th aprile 2016 6 IN OGNUNO DI NOI thumbnail

di Fabrizio Prisco

Sono passati dieci anni da quella maledetta telefonata che mi svegliò alle nove del mattino per annunciarmi che Catello non c’era più. Sembra ieri, eppure sono passati già dieci anni. In tutto questo tempo nessuno a Cava ha dimenticato Catello. Al Lamberti dalla Curva che dopo la tragedia porta il suo nome viene ricordato in ogni partita. Ho ancora impresso nella mia mente il silenzio assordante sotto i portici in quella assurda domenica di Pasqua. Poche ore prima le strade di Cava erano piene di gente festante. Il gol di Peppe Aquino al Sassuolo ci aveva riportato in serie C/1 dopo venti anni, avevamo voglia di celebrare la vittoria del campionato per chissà quanti giorni. E invece il destino aveva in serbo qualcosa di veramente inspiegabile.
La scomparsa di Catello è stato un colpo tremendo non solo per la sua famiglia, per i genitori Giuseppe e Maria, per il fratello Angelo e per la fidanzata Rosaria. La scomparsa di Catello è stato un colpo tremendo per ognuno di noi. Chi ha vissuto da vicino la Cavese di Campilongo sa bene quanto Catello fosse importante per gli equilibri di quella squadra magnifica sia in campo sia all’interno dello spogliatoio. Era arrivato tardi al calcio professionistico Catello, ma aveva la grinta e la personalità di un autentico veterano. La sua particolarità è che era il beniamino di tutti. In quel periodo c’era chi stravedeva per le fughe sulla fascia di Schetter, chi per le geometrie di Tatomir, chi per i gol di Aquino, chi per la generosità di Alfano e D’Amico, chi per le parate di Mancinelli o la classe di Arno e Nocerino. Ma Catello era Catello, aveva una marcia in più.
Quanto era forte Catello. A Cava era arrivato da adolescente, aveva frequentato l’ITC “Matteo Della Corte” ed aveva mosso i primi passi nel mondo del calcio nelle giovanili della Cavese. Ecco perché per molti di noi non era solo un calciatore, era un amico e un fratello. Campilongo lo aveva voluto fortemente riportare nella valle metelliana. Lo aveva conosciuto a Caserta e aveva immediatamente intuito che rappresentava un autentico lusso per la categoria. Molte volte durante le partite mi incantavo a guardarlo dagli spalti. Seguivo i suoi movimenti perfetti, il modo in cui pressava, sradicava il cuoio dai piedi degli avversari e usciva palla al piede a testa alta dalla nostra area. Se c’era lui a comandare la difesa potevamo dormire sogni tranquilli. Dalle sue parti non si passava, era un dato di fatto. Ricordo nitidamente tutti i sette gol fatti in maglia biancoblù: quello di testa a Nocera, quelli di prepotenza con il Latina e con il Taranto, quelli di rapina a Roseto e con il Prato e le due staffilate dal limite con il Bellaria e a Sassuolo. Se chiudo gli occhi lo vedo ancora correre a braccia alzate con la maglia numero sei per tutto il campo dopo ogni marcatura. Correva veloce Catello, nessun compagno è mai riuscito a prenderlo. Era l’emblema della felicità.
L’ho visto piangere a Gela, come tutti noi, mentre combatteva come un leone nella finale play off. L’ho visto inchinarsi a Nocera davanti al nostro settore impazzito di gioia per il suo gol nel derby con i molossi. L’ho visto ridere e scherzare con un cappello da giullare dopo il 2-1 al Sassuolo sul prato del Lamberti. Quel 15 aprile del 2006 a fine partita, dopo un’autentica battaglia, l’ho visto intonare cori, mettersi in posa per le foto di rito, dare baci e abbracci a giovani e bambini. Era il suo primo campionato vinto, certamente ne avrebbe potuto vincere degli altri perché su di lui avevano posato gli occhi club di categoria superiore. Ma la sorte non ha voluto e ce l’ha tolto così, di punto in bianco, in una triste mattina di Pasqua, dopo una serata indimenticabile trascorsa a festeggiare il ritorno in C/1 tanto atteso.
La storia di Catello è troppo particolare per non essere raccontata anche a distanza di dieci anni da quel tragico schianto in autostrada all’uscita del casello di Castellammare di Stabia. Ecco perché ho deciso di scrivere un libro sulla sua vita. E’ un omaggio che voglio fare alla famiglia di Catello, agli amici e alla mia città. Attraverso le testimonianze di chi gli è stato vicino e gli ha voluto bene cercherò di far emergere il suo carattere unico, il suo essere nello stesso momento guascone e uomo vero. Sarà il racconto di quella squadra straordinaria che aveva fatto appassionare un’intera comunità, passata poi dalla gioia alla disperazione in pochissime ore. I tifosi aquilotti che vorranno potranno fornire in prima persona il proprio contributo. A breve apriremo una pagina facebook dove ognuno potrà lasciare il proprio ricordo di Catello: gli aneddoti e i pensieri più significativi saranno inseriti nella parte finale del libro.
Catello, dopo dieci anni, vive in ognuno di noi. E’ giusto quindi dare spazio a tutti quelli che vorranno aprire il proprio cuore per ricordarlo. Ringrazio anticipatamente la casa editrice Areablu che curerà la pubblicazione e la distribuzione del libro. L’uscita è prevista per il mese di ottobre. In accordo con la famiglia di Catello, abbiamo già stabilito che i proventi della vendita saranno devoluti completamente in beneficenza all’Ospedale Gaslini di Genova. Catello era un ragazzo molto generoso. Ha sempre fatto del bene, anche senza farsi troppa pubblicità. Sarà il modo migliore per continuare a farlo nel suo nome.


© RIPRODUZIONE VIETATA

COMMENTI

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  1. avatar Tony'68 scrive:

    E chi ti mai potrebbe dimenticarti… GRANDE CATELLO MARI !!!

  2. avatar Enzo scrive:

    Ti portiamo nel cuore leone…Stabia ti onora

  3. avatar raff60 scrive:

    Eri e sarai sempre una bandiera, nel mio cuore e in quello dinogni cavese il tuo ricordo sarà sempre in prima fila…Non abbiamo assaporato la gioia di quel campionato che tu più di ogni altro hai contribuito a farci vincere…Nel tuo decennale solo una cosa ti renderebbe “onore”….”poterti dedicare la vittoria di questo soffertissimo campionato”….Non ci abbandonare caro Catello e da lassù entra nel cuore di questa CAVESE: e fai sentire ad ogni atleta la forza che solo tu riuscivi a tirare fuori in ogni partita….Che Dio ti benedica regalandoti da lassù la gioia che tu ci hai regalato su questa terra…ciao e grazie….AMICO E FRATELLO!!!!

  4. avatar 1971 scrive:

    Questi calciatori fessi di quest’anno se avessero imparato anche solo in maniera minima da lui , non avremmo avuto alcun problema a vincere questo squallido campionato , ma purtroppo seppur in buona fede da parte del presidente e’ stata sbagliata tutta la campagna acquisti e son di conseguenza giunti solo un enormita’ di ciucci affogati

  5. avatar cuore bianco blu scrive:

    Ciao Leone

  6. avatar luca scrive:

    ciao grande leone

  7. avatar alferio scrive:

    Il rammarico più grande è che il suo decennale coincide con lo squallore di questa squadra indegna!!

  8. avatar vincenzo75 scrive:

    Mi dispiace solo che a 10 anni dalla tua morte il tuo ricordo coincide con questo scempio. Ciao Leone grande uomo sul campo e nella vita.




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