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A SIRACUSA CON QUELLI DELL’A-TEAM

pubblicato da il mercoledì, 9th dicembre 2015 A SIRACUSA CON QUELLI DELL’A-TEAM thumbnail

di Fabrizio “Riskio” Prisco

Sono le quattro di domenica mattina e sto scendendo a piedi da San Lorenzo. L’appuntamento è alla stazione e non per continuare il rituale giro dei locali del sabato notte. Si va a Siracusa, c’è lo scontro diretto con gli aretusei e un primato da difendere. Per me questa partita significa il ritorno in trasferta a distanza di quattro anni da un anonimo 1-1 in quel di Viareggio. Era il 10 aprile 2011, era la Cavese di Melotti, di Spatola e Maglione che annaspava alla ricerca di una fantomatica salvezza. Chi è vissuto da sempre a pane e aquilotti sa bene cosa vuol dire andare in trasferta. È l’attesa di una settimana intera, l’adrenalina che sale dal giovedì, il cercare su internet strade, ristoranti e tutto ciò che serve per arrivare preparati allo stadio che ci ospiterà e che, si spera, ci vedrà uscire vincitori.

Vivere e lavorare in Liguria dal 2007 (in pratica dal gol di Mastronunzio…) mi ha privato principalmente di questo. E’ stata durissima all’inizio, poi forse seguire da lontano tutte le disavventure degli ultimi anni, i cialtroni e gli avventurieri che hanno più volte violentato senza ritegno la storia della Magica, mi è servito per preservare, almeno in parte, il mio stomaco da una gastrite acuta. Stavolta però è diverso. C’è di nuovo un progetto e una società che vuole vincere, che sta cercando di risvegliare l’entusiasmo, c’è la voglia di ritornare in quella Lega Pro conquistata purtroppo in modo tragico dieci anni fa. Non posso mancare alla sfida dell’anno, non fa nulla se devo prendere da Sanremo un treno e un aereo e poi spararmi ancora più di 600 km per arrivare in Sicilia. Quando la Magica chiama si risponde sempre presente.

Mentre tutti questi pensieri si affollano nella mia mente e saluto un po’ di gente che si sta ritirando in quel momento da un sabato qualunque, un Ducato bianco si affianca al marciapiede pronto per rapirmi. Sono quei brutti ceffi de La Redazione, vuol dire che l’avventura sta per cominciare. Mancano solo il Sicario, a casa in convalescenza con il suo cuore matto, e la mente della banda, il caro vecchio Ciok. Erasmo si butta dietro sui sedili e si lascia travolgere da un sonno profondo. Siamo tutti un po’ invecchiati rispetto alle scorribande vissute in giro per l’Italia con l’invincibile armata di Campilongo, ma lo spirito è lo stesso. E il Ducato bianco come per magia si trasforma nell’aggressivo GMC Vandura nero dell’A-Team. Non so tra di noi chi possa indossare i panni di Mr. T., una via di mezzo tra la stazza del mitico Parrocchia e la barba e i muscoli di Crossfit Petrolini. In ogni caso le quattro ore e mezza sulla Salerno-Reggio Calabria fino a Villa San Giovanni volano in un baleno. Ci si confronta sui temi più disparati: tattiche di gioco, calciomercato, geopolitica, filosofia, il mito della caverna e dell’eterno ritorno. Non appena sbarchiamo a Messina Erasmo si desta e tira fuori una delle sue punizioni a sorpresa all’incrocio dei pali conducendoci in una premiata pasticceria locale che fa felici i suoi avventori fin dal 1910. I cannoli strabordanti di freschissima ricotta sono un qualcosa di mistico e per certi versi erotico, sono il giusto premio per la traversata effettuata. Ci rivedremo di sicuro al ritorno.

A Siracusa ci accoglie un meraviglioso sole, quasi primaverile. Parcheggiamo in zona stadio, nei pressi del Santuario della Madonna delle Lacrime e speriamo che non sia un triste presagio. Il “De Simone” risale agli anni trenta ed è in pieno centro, nascosto tra i palazzi. Ci appare all’improvviso, mentre lo stiamo cercando, in mezzo ad un fiume di felpe e sciarpe azzurre. C’è un unico ingresso e un’unica fila per entrare. Mentre studiamo la strategia di avvicinamento per cercare di dare il meno possibile nell’occhio, ci imbattiamo in Cristiano Militello, il simpatico inviato di Striscia. Ci saluta Pepp’ o Nir e la signora Carmela?, ci verrebbe da chiedergli, ma ci spariamo solo l’immancabile selfie e scappiamo via. L’ansia pre partita ci ha già assalito e non vediamo l’ora di essere dentro.

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In tribuna stampa conquistiamo la nostra postazione e ci prepariamo a vivere l’incontro. Lo stadio sarà pure vetusto, ma è pieno in ogni ordine di posto ed è davvero bello vedere come Siracusa si sia stretta attorno ai suoi ragazzi per sospingerli all’impresa. Lo spicchio riservato ai tifosi ospiti si tinge di biancoblù a pochi istanti dal calcio d’inizio. Sono trecento, sono forti e non smettono mai di cantare, non è una novità. Il drappo “Giù le mani dall’ospedale”, ci ricorda, ahimè, che nella nostra città è in gioco qualcosa di ancora più importante di una partita di calcio e ci riporta alla dura realtà di un Sud che deve lottare con le unghie e con i denti ogni giorno per non vedere calpestati i propri diritti.

La partita comincia, ognuno è ai posti di combattimento. Petrolini è in campo a scattar foto, Strippoli ed Erasmo sono in sede di commento, io, Minaccia e Parrocchia raccogliamo dati e sensazioni che ci serviranno nella trasmissione Aquilottivù. Siamo fiduciosi, ma purtroppo, dopo un buon primo tempo, le tre sberle degli aretusei ci riportano ad un’amara realtà. Il campionato è lungo e si è persa solo una battaglia, non bisogna mollare. La vetta rimane lì ad un punto e con un mercato chirurgico la squadra può essere rinforzata per competere con il Siracusa e la Frattese fino al termine in una contesa che si prevede senza esclusione di colpi. Alla fine della telecronaca i volti di Strippoli e di un Erasmo furente con la giacchetta nera per l’espulsione di Sicignano sono trasfigurati dalla delusione. Non tutto però è da buttare e ne discutiamo durante il viaggio di ritorno, dopo una visita dovuta ai bagni dello stadio e un altro paio di soste gastronomiche a base di arancini al ragù, pizze fritte e cannoli messinesi.

Gli avversari non ci sono sembrati dei marziani, in fondo se la nostra squadra è stata quasi sempre al comando nel girone di andata un motivo ci sarà. Ora va puntellata con qualche innesto, specialmente tra gli under, ma va soprattutto sostenuta a dovere. Il colpo d’occhio del “De Simone” mi ha colpito, è da lì che bisogna ripartire se si vuole conquistare la Lega Pro. Il “Lamberti”, troppe volte finora semivuoto, deve tornare a pulsare come un tempo. Anche se la Cavese magari non ha un gioco scintillante come quella di Campilongo, anche se i prezzi dei tagliandi possono sembrare alti e magari la A tira di più di un’umile serie D. Nella lettera che scriverò a Babbo Natale, da girare al patron Campitiello, chiederò un attaccante forte per sostituire Del Sorbo, un paio di innesti di qualità in difesa e a centrocampo e certamente un “Lamberti” più pieno.

Arriviamo a Cava nel cuore della notte. Mentre salgo le scalette di via Troisi che mi portano verso casa osservo il GMC Vandura che, allontanandosi inghiottito dal buio, riprende lentamente le sembianze originarie di un Ducato. L’avventura siciliana è terminata, spero di viverne presto un’altra. I chilometri molte volte non sono un ostacolo, le autostrade del cuore non hanno nè barriere nè caselli. Sono sicuro che il sacro fuoco biancoblù non sia spento completamente sotto i nostri amati portici, magari sta solo covando sotto la cenere. A volte per ridestarlo ci vuole una sonante vittoria, a volte può bastare anche una sconfitta. Mi auguro che stavolta sia proprio così. Quanto è bella la mia città, illuminata splendidamente in questi giorni dagli addobbi di Natale e dall’imponente albero posizionato al centro di Piazza Duomo. Proviamo a colorarla di nuovo di biancoblù, come ai bei tempi.

Dedicato con affetto a quelli dell’A-Team, pardon a La Redazione, e alle cellule attive e dormienti del popolo aquilotto.

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COMMENTI

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  1. avatar cavacos scrive:

    Io ci credo!

  2. avatar Raff60 scrive:

    Un articolo “fantastico” caro Fabrizio assolutamente splendido.
    Mi auguro con tutto il cuore che fuoco esca definitivamente fuori dalla cenere, che l’entusiasmo si riappropri di ognuno, di tutti quelli che la Cavese la portano da troppo tempo solo nel cuore inducendoli a tornare nel nostro vecchio e amatissimo Simonetta Lamberti per riportare, col vecchio fuoco del nostro inimitabile tifo, la Cavese alla vittoria di questo Campionato.

  3. avatar Bill Shankly scrive:

    “Non ho mai preso in giro nessuno.Se giocassi contro mia moglie,spaccherei una gamba anche a lei,ma non la tradirei mai”

  4. avatar alferio scrive:

    Fabrizio in questa lettera aperta ho rivisto il mio passato, quando per 12 anni sono stato a Taranto e seguivo le sorti della Cavese solo tramite televideo e giornali (internet non era cosi diffuso). Venivo a Cava in concomitanza delle gare interne e cercavo di organizzarmi per le trasferte più importanti, in Puglia le facevo tutte da solo (quache volta ci siamo incontrati anche in qualche stadio se ricordi). Grazie per i brividi che mi hai trasmesso con la tua lettera!!#

  5. avatar c17 scrive:

    Grande amico,io la cavese la seguo come te da lontano. Sto in veneto a 800 km dalla amata valle metelliana….il mio cuore pulsa solo x la nostra amata cavese..riempiamo il lamberti e stiamo vicini a questa società..ma quale champions e serie A io tifo x la squadra della mia città. Ps se girate x il veneto e trovate uno con la maglia ufficiale della cavese con la scritta jomi…..bhe quello son io.c17 con cava e la cavese nel cuore!

  6. avatar Michele Siani scrive:

    Complimenti Fabrizio !! Grande articolo.




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