Non sono oramai soltanto le cifre economiche a testimoniarlo, ma il calcio italiano, ed in particolare quello della Lega Pro, si scoprono decisamente in crisi. Gli introiti garantiti dalle stanze dei bottoni del calcio del nostro paese si rivelano per le formazioni di Lega Pro sempre più esigui, mentre anche le compagini cadette incamerano una fetta di incassi sempre più striminziti, soprattutto se li si paragona con quelli del cosiddetto grande calcio.
Effettivamente da oltre un decennio il calcio televisivo dei tempi moderni crea degli scompensi a livello di investimenti e di conseguenza tecnici, diventati sempre più insostenibili. I ricavi, i soldi veri, che per la verità sono complessivamente di meno rispetto a quelli degli anni passati, sono tutti destinati ai grandi club. A quelle squadre di Serie A che possibilmente navigano in zone di vertice e che hanno la fortuna di centrare la Champions League o anche l’Europa League. Traguardo poi raggiunto quasi sempre, senza nessuna eccezione dai grandi centri metropolitani. La disparità degli introiti televisivi, e di riflesso anche degli interessi globali di marketing e sponsor, ha pesato in maniera particolare anche sulla Serie B, un tempo fucina imprescindibile di talenti ed anche dal grande bacino di utenza, ma che adesso si rivela un campionato difficile da frequentare. Alti sono diventati i suoi costi di gestione, con in cambio pochi contributi per rimpinguare le casse societarie. Non è un caso che nelle ultime stagioni qualche squadra della Serie B, dopo la retrocessione sul campo, non aveva più neanche un soldo, ma anzi molti debiti, tanto da essere addirittura costretta a ripartire dalla Serie D. I casi di Pisa ed Avellino sono emblematici del torneo cadetto del 2008/2009, con rispettivi investimenti diventati ingenti poi anche per ripartire dai dilettanti.
Tuttavia, la crisi calcistica economica più evidente attanaglia il calcio della Lega Pro, con tante formazioni di II Divisone che hanno messo in mora le rispettive società, costrette a gestire al meglio i pochi spiccioli che girano da quelle parti. La riforma dei campionati pertanto si impone immediata. Dietro la Serie A e la Serie B, la Lega Pro dovrà per forza di cose essere riproposta con tre gironi unici a carattere nazionale di I Divisione, abolendo il doppio livello che dal 1979 oramai esiste. In trent’anni di storia questa suddivisone persistente dei campionati di Serie C appare del resto obsoleta. Non esistono più le condizioni economiche, ma anche di livello tecnico, tali da garantire un così folto numero di squadre sia di I che di II Divisione. La costituzione di ben tre gironi di I Divisione garantirebbe società più solide economicamente, un interesse dei media più elevato rispetto a quello attuale ed un livello tecnico complessivamente migliore.
D’altra parte nei mesi a ridosso dell’estate si assisterà ad un’autentica carneficina della condizione di gestione di molti club della Lega Pro. Diverse squadre di II Divisione chiederanno l’iscrizione alla Serie D, in quanto non potranno sostenere i costi del calcio professionistico. Tra i dilettanti non perderanno il titolo sportivo, che in alcuni casi rappresenta molti anni di storia, ed avranno l’occasione di valorizzare i giovani da lanciare poi per il grande calcio. Del resto anche l’affluenza agli stadi di Lega Pro, tra biglietti nominativi, trasferte proibite ed indagini su presunti illeciti in corso, è diminuita in maniera esponenziale.
Al tirar delle somme la situazione economica complessiva della Lega Pro si rivela, dunque, tutt’altro che rassicurante. Bisognerà gestire al meglio le poche risorse rimaste, operando con oculatezza. La Cavese pare già essersi adeguata a questo tipo di strategia calcistica, inseguendo il cosiddetto progetto-giovani. Un progetto che, comunque, dovrà essere gestito con criterio. I giovani da valorizzare non sono quelli arrivati senza troppe credenziali nella prima parte della stagione, ma quelli fatti esordire brillantemente da Stringara come D’Orsi ed Insigne e qualche altro del vivaio aquilotto che merita di debuttare in prima squadra.
Per il patron Antonio Della Monica non sarà impossibile resistere alla crisi economica del calcio italiano, nonostante la debacle che attanaglia l’economia in generale nel nostro paese. Operando senza inutili sperperi e con un’adeguata competenza tecnica, la Cavese potrà vivere ancora stagioni importanti negli ambienti della Lega Pro.
Vincenzo Paliotto, laCavese.it
eliminare tanti parassiti del calcio, come della societa’. Azzerare i campionati, eliminare le classi sociali. ecco. calcio agli uomini, e futuro a tutti
Con che facilita’ lo dici…. in 23 parole hai espresso concetti che impiegheranno 23 secoli a realizzarsi a patto che ci mettiamo con la santa e buona volonta’.
Per ora forza cavese
sono per le cose facili
i danni li fanno i grandi club che si fregano tutti i contributi e non mollano niente dei diritti tv.
c’e’ troppo poco livellamento forse sarebbe meglio che creassereo una loro lega e non rompono piu’ il calcio i galliani & C.