
Salvatore Sullo
Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere un ragazzo ed un calciatore con grande coraggio come Salvatore Sullo. L”ex-capitano del Messina mi ha concesso un ‘intervista pubblicata sul n. 20 di Napolissimo, settimanale sportivo della Campania.
di Vincenzo Paliotto
Trentotto anni, Salvatore Sullo. Eppure gliela leggi negli occhi la voglia di combattere. La sua storia non è la semplice vita di un ragazzo che corre e si sacrifica dietro una palla. E’ un’esperienza di vita che lo accomuna a quelle tante persone che si trovano a lottare contro malattie gravi. Nato a Napoli il 23 ottobre del 1971, ma da famiglia di origini irpine, il centrocampista dai polmoni e dai piedi buoni ha iniziato la propria carriera nell’Avellino, ma successivamente si è ritagliato spazi importanti in altre realtà campane come la Puteolana e la Turris, fin quando nel 1994 è diventato un calciatore affermato della serie cadetta: “Si in effetti approdai per la prima volta in una grande squadra che nell’occasione rispondeva al nome del Pescara. Una realtà ed una piazza importantissima. Da quella stagione mi sono affacciato nel grande calcio”.
Con gli adriatici Sullo disputa ben cinque stagioni, anzi quasi sei, quando nel gennaio del 2001 lo cerca e lo acquista il Messina dei Franza in Serie C1, che dopo anni di anonimato sta tornando a giocare campionati importanti e con notevoli ambizioni. Il centrocampista partenopeo contribuisce in maniera decisiva alla promozione in Serie B. Anzi si riscopre centrocampista con il vizio del gol e nel 2003/2004 guida i peloritani anche alla vittoria del torneo cadetto, con la massima divisone che sbarca sulla Stretto dopo tantissimi anni. “E’ stata indubbiamente un’emozione bellissima in una città come Messina che vive di calcio e figuriamoci salire in Serie A dopo tantissimi anni. Oltretutto mi sono sentito un vero capitano dei giallorossi”. Anche gli esordi in massima serie furono entusiasmanti: “Si, eravamo un bel gruppo che viaggiava molto sulle ali dell’entusiasmo. Oltretutto battemmo all’esordio al San Filippo la Roma per 4-3 (segnai anche io) e poi espugnammo anche San Siro, 2-1 sul Milan. Cose incredibili. Viaggiavamo in media zona-UEFA e con il 7° posto finale il sogno europeo svanì di un soffio. L’allenatore era Bortolo Mutti”. Poi sul più bello: “Infatti, mi trovavo nel momento migliore della mia carriera. Per la prima volta in Serie A e giocavo anche da titolare, come centrocampista segnavo anche molti gol, quando i medici mi riscontrarono un linfoma. Non solo era messa a repentaglio la possibilità di giocare a calcio, ma di vivere. Inizialmente come logico sono rimasto choccato”. “Non ho mai avuto paura di morire, ma ho avvertito soltanto una gran voglia di lottare. Mi sono prefisso l’obiettivo di guarire e di tornare a giocare. Non è stato facile, inutile dirlo”. Molte persone comuni che si trovano a lottare contro questa malattia hanno anche difficoltà a curarsi in centri specializzati: “Anche questo è un problema da non trascurare. Anzi io sono stato fortunato a curarmi a Pavia in un ottimo centro e a conoscere il Professor Cesare Astori, con cui sono ancora in contatto, in quanto mi controllo ovviamente ogni tre mesi. In certo momenti poi il contatto umano si intensifica”.
“Ma bisogna fare tutto quanto è possibile ed aiutarci a migliorare le nostre condizioni di vita per i nostri figli e per chi ci è vicino”. “Ringraziamo anche l’AIL che svolge un ruolo capillare su tutto il territorio nazionale. Anche in proposito colgo l’occasione per invogliare i cittadini a devolvere il nostro 5 per 1000 in questa ricerca fondamentale”. Quanto ti ha aiutato in questa storia essere un calciatore? “Tantissimo in quanto la gente mi è stata vicina. Il Messina ha ritirato per sempre la maglia numero 41, la mia maglia di capitano. Inoltre sono stato insignito con la cittadinanza onoraria della città di Messina”. Poi il ritorno in campo: “Il ritorno in campo è stato emozionante, perché avevo vinto una grande battaglia e tornavo a giocare a calcio, la mia vita”. “Nel 2007 comunque ho lasciato Messina, non c’era più spazio per me, nonostante l’affetto di tutti”. Sei andato ad Avellino, nella tua terra d’origine: “Effettivamente rifiutai la Cavese per andare all’Avellino, per prendermi una rivincita con gli irpini, ma non andò proprio così. Giocai poco. Ma facevo ugualmente notizia per quello che mi era capitato. Ma mi sono sentito forte soprattutto perché con la mia esperienza facevo sentire forti anche gli altri”. “Quindi sono passato al Martina in C1 e da quest’anno indosso una casacca gloriosa come quella della Turris in Serie D”. Con ottimi risultati pare: “In effetti siamo arrivati ad uno spareggio con l’Ischia per staccare un biglietto utile per i play-off. Un risultato di notevole livello per noi”. E poi cosa ne sarà del Sullo calciatore? “Ci sarà una svolta, in quanto quest’anno smetto in maniera onorevole con la Turris ed inizio la carriera di allenatore. Un’altra sfida importante della mia vita”. Già una nuova sfida, non la più difficile per Salvatore Sullo che la sua battaglia l’ha superata con orgoglio e forza, quella forza e quel coraggio che occorrono ogni giorno a tante gente comune per sconfiggere una malattia terribile.
Chissà se questa estate porterà consiglio a Della Monica e soci!!!!
Comunque dopo un bel campionato ci dovrà essere un campionato da protagonista. Prima via tutti i “vecchi” largo ai giovani.
ABBUFFATO67
a un grande uomo come sullo bisogna solo dirgli grazie e magari affidargli la cavese
Grandissimo Sullo