
Cip batte a rete
Quasi sempre il calcio ti toglie e ti dà con la stessa misura. Messi da parte i rancori di una domenica folle e tutt’altro da ricordare, la Cavese ritrova l’antico ardore di squadra sanguigna, gladiatoria ed umile e piega il Gallipoli di uno spavaldo e silenzioso Giannini, ridando credito alla propria classifica, ma soprattutto alla propria immagine. Il successo ai danni dei quotati salentini giunge al culmine di una settimana dura e nervosa per la squadra di Cava de’ Tirreni, in cui tra dimissioni giuste o presunte tali, tra accuse gratuite e scene da Far West, la squadra metelliana ritrova il proprio spirito e la propria forza. Antonio Fariello, bistrattato da opinione pubblica e parte di ingrata tifoseria, al termine della gara viene anche applaudito e rincuorato dopo un momento a dir poco difficile.
Del resto la Cavese supera un momento di situazioni interne ed ambientali che poco le appartengono. Tra limiti organizzativi e di comunicazione giusti e deprecabili a torto o a ragione, la dirigenza metelliana ha comunque svolto nell’arco di 5 anni un lavoro encomiabile, condito da risultati importanti e soprattutto minato da grandi sacrifici economici e non solo.
Gli aquilotti volevano ritrovare la propria serenità e ci sono riusciti, rimboccandosi le maniche e correndo più forte e con più concentrazione del nemico. Poco o male perché Camplone, uno che ci tiene ai risultati ma anche allo spogliatoio aziendale e alla propria credibilità, questa volta legge bene la partita e dà una lezione a tutti, anche a quelli che domenica scorsa gli avrebbero preferito a parità di condizioni un certo Sig. Campilongo. Ma per fare l’allenatore di calcio c’è bisogno di capacità tecnico-tattiche, di grinta, ma soprattutto di umiltà e valore umano. Ed il tecnico abruzzese da questo punto di vista ci sembra largamente superiore a quello di Fuorigrotta senza mezzi termini, anche quando va a prendersi accuse e critiche.
Oltretutto Camplone rispolvera una Cavese operaia, che priva di ben 5 o 6 titolari piega il Gallipoli, ridando fiducia a gente come Petrocco, Pierotti e Lacrimini, fino a questo punto della stagione non certo esaltati dagli addetti lavori. Quindi, Anaclerio sale in cattedra a centrocampo e Favasuli riprende a macinare kilometri, in cui si inframmezzano colpi di un repertorio d’autore. Schetter poi torna nei panni di “Schetterino”, sgusciante ed imprendibile su di un terreno bagnato che mette in difficoltà la retroguardia degli ospiti. Gianmarco Frezza, invece, ritorna agli antichi ardori di gioventù, giocando addirittura sul fronte offensivo, adottando strategicamente incursioni devastanti nelle corsie traballanti della difesa della squadra del “Principe” Giannini.
Ad ogni modo, anche se tutti recitano a meraviglia la loro parte, l’eroe della domenica si chiama Gigi Cipriani, bandiera di una Cavese gladiatoria e che non muore mai, rispolverando rime di un calcio poetico che in casa metelliana non tramonta. Cip, assente dai terreni di gioco da ben 7 mesi, ritrova la forza di scendere in campo seppur in stato febbricitante e di prendersi responsabilità enormi in un pacchetto difensivo privo di Marruocco, Nocerino e Farina e scusate se è poco. Poi nella ripresa il centrale ciociaro sigla il gol della vittoria con un destro sottomisura fuori dalla portata di Generoso Rossi, che fa impazzire il Simonetta Lamberti in un tripudio generale. Il Grande Cip non è nuovo a queste imprese in gare importanti e soprattutto ancora una volta va in gol con la maglia numero 6 addosso, che dalle parti della Curva Sud Catello Mari vuol significare qualcosa e forse anche di più. Ecco allora questo è il calcio di cui ogni domenica almeno in casa nostra vorremmo parlare: di emozioni, di valori, magari anche di vittorie, ma soprattutto di un qualcosa in cui abbiamo sempre creduto. E probabilmente qualcuno lassù ieri pomeriggio ha gioito insieme a noi. Strane coincidenze di una squadra fantastica. ALE’ CAVESE
Vincenzo Paliotto, laCavese.it
VERI AQUILOTTI..questo spirito combattivo che il GRANDE CIP trasmette a tutti..
semplicemente……. B…. Brividi…
Grandissimo Paliotto, niente da eccepire, gran bell’ articolo davvero. FORZA CAVESE SEMPRE
era ora che metteva cip. forse Camplone non lo vede!!!!!!!
la nostra forza è lo spogliatoio unito e compatto.Tutti sanno aspettare il proprio momento e gente come Cipriani e Petrocco rappresentano un lodevole modello di professionalità e di correttezza : l’uno ha saputo stringere i denti e venir fuori da un fastidioso infortunio, l’altro in silenzio si è riscattato con un’ottima prestazione in una partita difficilissima.Grazie ragazzi per il vostro attaccamento ai nostri colori!
un plauso agli aquilotti che hanno reagito alla grande a tutte le critiche, e a paliotto che è sempre chiaro e corretto a scrivere gli articoli.
ma da malato di cavese,vorrei che la curva tornasse quella di un tempo,perchè i capi tifosi o chi essi siano passano ,ma la cavese resta e resterà per sempre nei nostri cuori.mettete da parte tutto e fate che la curva torni ad essere il dodicesimo uomo in campo.